Archive for the ‘regime change’ Category
L’effetto boomerang sarebbe bello
Andiamoci tutti alle Olimpiadi. Andiamoci e usiamole per sbertucciare in mondovisione i tiranni cinesi.
Sogno atleti che dopo aver vinto una gara fanno il giro dello stadio con la bandiera del Tibet, che sul podio esigono che venga suonato l’inno del Tibet (sempre ammesso che ne abbia uno) al posto del loro, che concludono ogni intervista dicendo Free Tibet!, etc etc.
Però poi mi sveglio dal sogno e penso che noi non abbiamo il diritto di caricare di responsabilità gli atleti, i quali di fatto subiscono la scelta della località olimpica.
¿Por qué no te callas?
Considerando io la monarchia come un inutile e costoso residuato folkloristico medievale mai avrei pensato di dire Viva il Re!
Però è accaduto che il sempre meno presidente sempre più dittatore del Venezuela Hugo Chavez, dopo aver più volte apostrofato l’ex primo ministro spagnolo Aznar come "fascista", si sia preso le bacchettate dall’attuale primo ministro spagnolo Zapatero e addirittura un "¿Por qué no te callas?" (cioè un "perchè non stai zitto?", penso) dal Re di Spagna Juan Carlos, il quale evidentemente si era rotto i coglioni a tal punto di sentir blaterare questo nuovo Castro del Sud America da non riuscire più a mantenere l’aplomb delle situazioni ufficiali.
E allora anch’io mi unisco al Re di Spagna domandando ai Chavez, agli Ahmadinejad, ai Nasrallah, ai Mashal, a tutti i tiranni che blaterano contro i paesi occidentali accusandoli di tutte le nefandezze possibili e che però da loro sono tutto fuorchè democratici:
¿Por qué no te callas?
Domande
Per esempio, adesso c’è questa crisi birmana. Cosa facciamo? No, non è una domanda retorica, è una domanda vera.
Metti caso che la vicina India, o l’ONU in tempi rapidi (seeeee), o la NATO, o solo gli USA invadano il paese e facciano fuori in quattro e quattrotto i generali sanguinari avviando una stagione democratica. Sono ipotesi abbastanza remote, se non irrealistiche, però metti caso per assurdo.
Come ci comportiamo? Gridiamo all’imperialismo o applaudiamo alla liberazione? In Birmania c’è una opposizione democratica? Sì, mi sembra di sì. In Birmania ci sono proteste contro la dittatura? Sì, mi sembra di sì. Cosa facciamo allora? Possiamo continuare ad indossare magliette rosse se vogliamo, ma non sarebbe meglio spingere la comunità internazionale delle democrazie (gli stati autoritari che siedono all’ONU ve li lascio volentieri) ad assumere un ruolo, come dire, più attivo?
Per dirla in modo brutale e semplicistico: se da Aviano (logisticamente non è il massimo, ma serve solo per fare un esempio) partissero dei caccia yankee per bombardare i centri operativi del governo birmano, io sinceramente non scenderei in piazza a gridare pace.
questo post, più che discutere soluzioni realistiche, vuole chiarire la mia forma mentis riguardo queste situazioni e la forma mentis di molti dei cosiddetti pacifisti, ossia semplici antiamericani a priori. quindi per favore nei commenti non scrivetemi trattati di politica estera, chè tanto non li leggo.
Errata corrige
Dalla regia mi dicono che il colore della protesta birmana è lo zafferano. Ok, ne prendo atto.
Forza pelatoni!

Anche Buraku, nella persona di Yoshi, partecipa alla giornata di solidarietà mondiale ai monaci e a tutto il popolo birmano, esclusi ovviamente i generali.
Non facciamo fare loro la fine degli studenti iraniani.

Therache?
Theravada rulez! State bene attenti ragazzi, non fate d’ogni erba un fascio.
Son forti ’sti monaci anche perchè non sono quei cazzoni mahayana, cioè i buddhisti buonisti, quasi veltroniani. Con i loro cazzo di bodhisatva che aspettano che anche l’ultima vecchietta sia salita sul pulman della salvezza. Tzè, il theravadin ti guarda in faccia e ti dice: ognun per sè, Buddha con tutti. Son forti ’sti monaci, meritano l’affiliazione d’onore a Decidere.net.
poi sinceramente questa non la sapevo, fiko. com’è piccolo il mondo eh? (poi se volete approfondire c’è questa pagina molto interessante) (anche questa)
Yoshi è pro-regime change (un po’ uno sfogo)
Sapete cosa c’è? Che posso benissimo essere un pirla ingenuo ma mi sento un po’ "wilsoniano". Ce la metto tutta per dirmi di no, che le mie sono idee superate, che a dire è meglio una democrazia imperfetta che una dittatura perfetta si fa la figura del colonialista, lo so, ma non ci posso fare niente.







