Category: venetismi

L’Italia non ci serve

Non sono propriamente un tipo da manifestazioni perché penso che la maggior parte delle volte siano inutili. Oggi pomeriggio però ci sarà una manifestazione alla quale parteciperò dato che secondo me fa parte del ristretto numero di manifestazioni che si devono fare. Oggi mi trovate a Vicenza.

Sabato 13 novembre a Vicenza alle ore 16 VENETO STATO organizzerà una fiaccolata con comizio finale al fine di portare la propria solidarietà ai cittadini alluvionati e di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla censura e la cattiva informazione applicata agli eventi tragici che hanno colpito molti Comuni del Veneto.

Il percorso e gli orari individuati sono i seguenti:
  • Partenza da Piazza Castello, alle ore 16
  • Fiaccolata lungo Corso Andrea Palladio, fino all’incrocio con Contrà Santa Barbara, passando per Piazza dei Signori, Contrà Cavour e ritorno lungo Corso Andrea Palladio in direzione Piazza Castello
  • Comizio finale in Piazza Castello
La manifestazione si concluderà alle 19.00 circa
Noi Veneti non abbiamo bisogno della carità italiana, noi veneti ci bastiamo da soli e da soli, con i NOSTRI soldi rubati dall’Italia siamo in grado di gestire con sicurezza il nostro destino. Non abbiamo alcuna necessità della tutela italiana, noi Veneti con l’indipendenza siamo in grado di fare molto meglio per il nostro bene che non all’interno di uno stato colabrodo solo in grado di mangiare risorse prodotte dai veneti per generare il più mostruoso debito pubblico del mondo.

E come faremmo noi?

A ben pensarci, questo è il frutto più triste che lo stato italiano ha fatto maturare specialmente a sud: l’annientamento del concetto di responsabilità individuale.

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Dino da Sandrà, Lodovico Pizzati di Veneto Stato e l’alluvione

Rangiarse

L’est veronese, il vicentino, il basso padovano: 131 comuni alluvionati, ossia un quinto dei comuni del Veneto. 6000 e passa sfollati, ossia gente che non può tornare a casa sua. Persone che hanno perso tutto, ditte che da un momento all’altro si sono trovate a gambe all’aria. Una tragedia che in altre parti dello stato italiano avrebbe dato il via a una mezza rivoluzione. Qui abbiamo assistito da una parte a un semi-disinteresse dei media a copertura statale e dall’altra parte a un saggio spirito dei veneti consistente nel rangiarse, anche perché i 131 comuni che danno circa 14 miliardi di euro in tasse allo stato italiano ogni anno, adesso per questa tragedia si dovranno spartire 20 milioni con la Liguria e la Calabria. Non commento per pudore.

Mi sembra, visti i dati, che sia arrivata l’ora de rangiarse definitivamente. Manca solo l’attestazione referendaria per certificare che Veneto is not Italy.

Logo VS

I commenti per adesso, come potete leggere, sono andati dal “state scherzando?” al “fa cagare”; e su FaceBook il tenore è sempre quello. Voi cosa ne pensate?

Veneto è

Tutte le polemiche montate e montanti su chi è veneto e chi no, se prima i veneti o prima i padani, mi lasciano freddo perché sono funzionali semplicemente alle schermaglie della politichetta italo-veneto.

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144

Nel 1866 si svolse la “terza guerra d’indipendenza”, ossia questo è il nome con il quale gran parte della storiografia italiana chiama il tentativo riuscito di espansione territoriale del Regno sabaudo. I savoia furono fortunati ad essere alleati con la Prussia contro l’Austria dato che, nonostante le ripetute sonore sconfitte, la Prussia ebbe la meglio sull’Austria e quindi, come i patti prevedono, al Regno sabaudo d’Italia venne regalato il territorio veneto.

Una delle sconfitte patite dai sabaudi però merita una parola. La battaglia navale di Lissa (isola al largo di Spalato) del 20 luglio 1866 può essere considerata come l’ultimo afflato di dignità di quella Repubblica Adriatica che era stata la Serenissima. Nelle vicinanze dell’isola di Lissa, una flotta della Marina Austro-Veneta (la marina austriaca si chiamava così) comandata dall’ammiraglio Tegetthoff (che, come gli altri ufficiali Austriaci, aveva frequentato il Collegio Marino di Venezia e parlava e dava gli ordini ai suoi marinai, che erano Veneti, Croati, Istriani etc etc, in veneto)  sconfisse la flotta del Regno sabaudo d’Italia. Famosa rimase anche la frase di Tegetthoff a ricordo della battaglia: “uomini di ferro su navi di legno avevano sconfitto uomini di legno su navi di ferro” in quanto la flotta italiana era superiore di numero a quello austro-veneta e poteva vantare imbarcazioni moderne come l’Affondatore (la nave ammiraglia italiana costruita in Inghilterra); al contrario della flotta austro-veneta che era invece formata da vecchie navi.

I savoia dunque “vinsero” e si presero il Veneto, che venne girato loro dalla Francia, alla quale l’Austria lo ebbe ceduto precedentemente. Questo giro di valzer è dovuto al fatto che il Regno d’Italia in guerra fece così pietà che gli Austriaci non se la sentirono di dare terre a chi in realtà perse la guerra sul campo. Il 19 ottobre del 1866 il plenipotenziario di Francia firmò all’Hotel Europa di Venezia la cessione delle terre venete al Regno sabaudo d’Italia. Mi piace ricordare questo anniversario perché è un evento importante della storia che si tende a dimenticare. Quella di non conoscere la storia del posto nel quale si vive è uno dei tanti scandali al quale lo stato italiano ci ha purtroppo abituato con il suo sistema scolastico osceno che sforna pappagalli senza cervello funzionali alla continuazione del potere italiota.

Non penso che scrivere queste cose sia “revisionismo”. Casomani il revisionismo si trova nel luamaro che c’è scritto nei libri di scuola nei quali viene raccontato un universo parallelo nel quale i popoli della penisola italiana si unirono gioiosamente nella nuova entità statale dei savoia. Le nefandezze compiute dai “liberatori” nel sud della penisola italiana, per esempio, è un altro di quei capitoli sopra i quali viene steso un velo di oblio. La verità è che lo stato italiano è stato creato da un’elite, un piccolissimo gruppetto di persone, e che questa creazione ha portato sofferenze immense alle moltitudini. Basti pensare all’esodo dei veneti iniziato dopo l’annessione al regno sabaudo. Milioni e milioni di veneti che sono scappati dalla miseria dell’illuminato regno sabaudo d’Italia. Oggi, 144 anni dopo, non vedrei niente di male se con un’iniziativa questa volta sì popolare e democratica territori facenti parte dello stato italiano decidessero di diventare indipendenti e di ricercare per conto proprio la felicità e il benessere. Chi aprioristicamente nega agli altri questa possibilità è un reazionario conservatore con gli occhi rivolti all’indietro che non riconosce il diritto di autodeterminazione. Magari un tipo del genere ha esposto fuori dal balcone una bandiera del Tibet.

Musi

Insultare i propri potenziali elettori non sarà una strategia vincente e intelligente, ma quando ci vuole…ci vuole.

(in italiano in fondo)

Bea fioi

Ieri sera a son ndà a vedàr Heman Medrano che’l se ga exibio a le Golosangeles, cioè el me quartier de Verona, intel contesto de Golosine 37136, cioè la festa de le Golosine.

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Contro l’arroganza del Potere: la disobbedienza civile del bogón

Percorro quotidianamente tratti dell’autostrada A4 tra Verona e Padova e, scusate l’italianismo, mi sono rotto i coglioni di abbassare la testa di fronte all’arroganza del Potere che venendo sparato da dietro sfanala come un pazzo per poter passare, sempre e comunque.

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