Category: venetismi

Un piccolo fatto di cronaca

Oggi Treviso si è svegliata con una notizia in prima pagina. In una nota pizzeria del centro (“la Piola”) avveniva un traffico di droga con un giro d’affari di circa un milione e mezzo di euro l’anno. A portarlo avanti erano i titolari del locale, Gennaro Di Donato e la moglie Barbara Di Costanzo. Leggendo la notizia non sono stato sorpreso. Già, perché 5 anni fa io e mia moglie siamo stati aggrediti da personaggi che appartenevano e “alimentavano” quel giro, al punto che in quella pizzeria il conto non lo pagavano. Mai.

Uno squilibrato cercò di entrarmi in casa, armato di un coltello, per “vendicarsi” del fatto che cercavamo di convincerli a rispettare il regolamento del nostro condominio. Pur riuscendo a rifugiarmi in casa, dopo aver prontamente chiamato la polizia, fui in seguito costretto ad uscire per soccorrere mia moglie e una coppia di vicini che furono a loro volta aggrediti dall’energumeno. Al primo aggressore, si aggiunsero a quel punto altri due “famigli”. In tre persone quindi, dopo che ero uscito, mi presero a calci e pugni e cercarono di spezzarmi la schiena. Quell’evento drammatico e in cui io e altre persone rischiammo la vita contro degli autentici criminali fu però solo la punta dell’iceberg di una situazione di malaffare che mio malgrado mi trovai a scoprire. Un malaffare garantito dall’impunità di uno stato che ormai si regge solo sulla protezione dei farabutti. Infatti, i verbali delle forze dell’ordine misero tutto a tacere, catalogando l’evento come “rissa”. Quel che non riuscì a fare qualche zelante funzionario che ben conosceva i malviventi al punto di chiamarli per nome, lo completò proprio lo stato grazie all’approvazione dell’indulto che rese impossibile ogni tentativo della mia famiglia di ottenere giustizia, al punto che ne rimediai solo tanta paura, tante botte e migliaia di euro di inutili spese legali.

Se poi dopo pochi mesi io e mia moglie decidemmo di fare in modo attivo politica per l’indipendenza del Veneto, per uno stato nuovo più giusto e più sano dove vivere, a darci la prima motivazione fu proprio questo episodio e il silenzio – quasi sospetto da apparire connivente – degli amministratori del comune di Treviso che pure avevamo chiamato a darci solidarietà, dato che continuavamo a vivere nel terrore di tornare ad essere aggrediti da questi personaggi che vivevano invece tranquilli a piede libero, senza lavorare e conducendo una vita di agi.

Oggi capiamo perché. Il giro che costoro contribuivano ad alimentare era importante. C’era la crème della crème tra i fruitori della droga. Ci piace in particolare l’idea che i due coniugi arrestati stessero per dare, tra l’altro, una grande festa per il 2 giugno, con il tema “bianco, rosso e verde”. Vuol proprio dire che ormai a difendere il “bianco, rosso e verde” in prima linea ci sono di sicuro i criminali, che grazie a quel connubio di colori possono continuare impuniti a gestire i loro traffici. Con la benedizione della politica.

Allora ben venga l’indipendenza del Veneto, anche per cominciare a respirare un’aria più pulita, in tutti i sensi.

Gianluca Busato
PNV Treviso

Aggiungo io che questo è il frutto di una politica proibizionista che non fa altro che arricchire galantuomini come i suddetti. Il meccanismo è sempre lo stesso, dai gangster di Chicago del proibizionismo sull’alcol al mafiosume o para-mafiosume della distribuzione della droghe illegali. Le varie guerre alla droga in giro per il mondo hanno miseramente fallito sempre e fatto spendere quantità enormi di denaro pubblico, cioè preso da noi, per niente.

Perché la sussidiarietà

Prima ancora di essere una teoria organizzativa spicciola e pratica, il principio di sussidiarietà è una forma mentis che dovremmo sforzarci quotidianamente di spingere, reclamizzare, spiegare. Sussidiarietà in pratica vuol dire che lo Stato non deve fare quello che possono fare i cittadini per conto loro. Quando invece deve intervenire, le decisioni devono essere prese il più vicino possibile al cittadino.

Qui per leggere tutto e commentare.

Folle asfalto

Venendo da Cologna Veneta, la Strada Provinciale 17 che dalla grande rotonda prima di Lonigo porta al casello di Montebello della A4 io la chiamo la strada della vergogna. Si è meritata questo simpatico nomignolo perché quando ci passo non posso non dire tra me e me: “che vergogna…“. Si tratta di una bretella relativamente nuova il cui asfalto ha resistito intatto per veramente poco tempo. Il degrado del manto stradale viene attenuato periodicamente dalle classsiche toppe, quelle che molte volte sono peggio del buxo stradale. Quando le macchine devono zigzagare continuamente per evitare le enormi buche, quando bisogna andare a passo veramente lento perché non ci si fida di quello che si potrebbe incontrare, quando dopo aver preso una buca che sembra un cratere si sente la necessità di andare dal meccanico per paura di aver danneggiato il semiasse, ecco, vuol dire che quella strada è vergognosa. Attualmente la situazione di questo tratto non è al suo minimo storico ma penso che basterà attendere la prossima pioggia un po’ più prolungata per farlo ritornare in uno stato disastroso.

Intendiamoci, di strade così il Veneto è pieno. Di strade in condizioni penose sono pieni i nostri paesi e le nostre città. Io prendo a esempio questa strada perché mi sembra rappresenti perfettamente la situazione dentro la quale siamo costretti a vivere ogni giorno. La SP17 è, lo dice il nome, una strada provinciale. Quindi una strada che dovrebbe essere mantenuta dalla provincia, in questo caso la provincia di Vicenza. Non mi sembra che il prodotto interno lordo e pro capite siano bassi nella provincia di Vicenza, non mi sembra che la provincia di Vicenza possa definirsi indigente. Quindi qui le possibilità sono tre: o la provincia di Vicenza è incapace di provvedere alle sue strade o non ha i soldi per provvedervi in quanto riceve indietro poco da Roma o un mix delle due possibilità precedenti. In tutti e tre questi casi, noi cittadini allo stato attuale dello Stato italiano non abbiamo strumenti per cambiare questa situazione perché:

  1. Aspettare il sogno pluriventennale sbandierato a ogni elezione del federalismo e/o autonomia per avere più soldi che restano qui è da ingenui perché lo Stato italiano non concederà mai niente che lo possa privare di una fonte di reddito.
  2. Aspettare le elezioni per cambiare l’eventuale governo provinciale inefficiente è da ingenui perché non è mettendo una X ogni cinque anni (o quanti sono) su una scheda elettorale che si migliora drasticamente la situazione del proprio territorio ma, al contrario, interessandosene in prima persona e avendo gli strumenti legislativi per dire subito e chiaramente al proprio governo provinciale: fai schifo.

A me basta una strada scandalosamente piena di buche per essere indipendentista.

Un lungo applauso

Accetto, ma non condivido queste dimissioni. Non le condivido perché arrivano dopo una leadership impeccabile.

Giane è stato il motore dietro la fondazione del primo partito indipendentista veneto, una impresa possibile solo grazie a un raro mix di coraggio, visione, intelligenza, esperienza, e tanto ma tanto lavoro.

Il coraggio non è tanto per il fatto di aver rotto il ghiaccio rivendicando un diritto proibito fino a un anno prima, ma per essersi esposto e dato da fare senza aspettare nient’altro. Non è cosa da poco avventurarsi con la certezza che i numeri devono arrivare dopo, e non prima delle azioni.

Ci vuole una grande visione, una convinzione come nel film L’uomo dei Sogni con Kevin Costner. If you build it, they will come. Invece di lagnarsi che non ci sono più i veneti di una volta, Giane ha fatto, perché se lo costruisci, loro arrivano. E come nel film, abbiamo iniziato a venire fuori dal campo di pannocchie, veneti validi, che prima di Giane tanti nemmeno sapevano di volerlo questo Stato Veneto.

La sua linea politica chiara e onesta ha qualcosa di magnetico: dritti verso l’indipendenza, senza farsi distrarre. Qui è questione di perseveranza, ma anche di tanta intelligenza che si rispecchia su tutta l’originalità del PNV, dalla profondità dei programmi alla viralità di un messaggio attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.

Un messaggio che in questi due anni non ci ha mai fatto perdere un colpo. Una esperienza e una intuizione politica che non ha paragone, e non solo dentro questo giovane partito. La sua leadership ci ha salvato più di una volta e permesso una continua crescita.

Questa crescita noi non la misuriamo in risultati elettorali (quelli arriveranno tutti di botto), ma in un costante aumento in quantità e qualità di persone. Il frutto di un mastodontico lavoro del nostro Giane.

Per tutte queste ragioni e tante altre, io non condivido questo passo indietro del nostro capitano. Accetto questa decisione con fatica, ma capisco le motivazioni e vi invito tutti a salpare per questa nuova sfida. Per arrivare all’indipendenza non basta un referendum, ma ci vuole anche una intera classe dirigente nuova. I partiti dirigisti basati sul culto della personalità saranno anche ben oliati, ma sono efficienti prima di tutto a mantenere lo status quo tramite la loro rete di vassallaggio.

Noi adesso arriviamo e rovesciamo tutto. Adesso toccherà a un altro/a governare questa nostra barchetta. Non abbiamo paura di passarci il timone, perché siamo partiti sì con una barchetta, ma arriveremo a destinazione con una flotta.

Lodovico Pizzati
Presidente PNV

Anch’io non condivido la scelta di Gianluca Busato di dimettersi da segretario e sarei tentato anche di non accettarla. Gianluca è il motore per nulla immobile del PNV e ho paura che senza la sua guida da segretario, tutto vada in frantumi. Però poi pensandoci bene, penso che questa sia una vera e propria prova di crescita: il partito orizzontale e policentrico non si deve trasformare nell’ennesimo partito a conduzione stalinista. Il partito che nel suo statuto per la propria organizzazione interna abbozza l’idea di confederazione anti-centralistica e a democrazia diretta che vorremmo per il Veneto indipendente non deve basarsi sull’abnorme lavoro di un manovratore. O si riesce ad andare avanti e crescere così o è inutile e dannoso andare avanti.

Un lungo applauso a Gianluca Busato anche da parte mia.

Sì, noialtri a semo i fioi de la Libartà

Anch’io come il nostro segretario Gianluca Busato oggi tornerò a votare. Ho quasi 31 anni e nella mia vita di maggiorenne elettore ho votato poche volte (e verrebbe da dire poco e male). Più tardi però mi recherò al mio seggio e potrò votare finalmente in modo convinto per un progetto di Libertà. Credetemi quando vi dico che solo a pensare e a scrivere questa cosa mi viene una pelle d’oca incredibile e mi si inumidiscono gli occhi per l’emozione. Oggi mi sento pervaso da una bellissima sensazione di Libertà che mi fa star bene e mi riempie di energia.

Il film del 1956 Johnny Tremain racconta l’inizio della Rivoluzione Americana. Oggi andrò a votare canticchiando la canzone che potete ascoltare nel video qui sotto e che è tratto dal suddetto film . Il Liberty Tree è stato un simbolo della Rivoluzione Americana e della insopprimibile voglia di Libertà del Popolo Americano contro la tirannia. Il nostro albero della Libertà è il Tiglio, albero sacro ai Veneti da tremila anni e dobbiamo annaffiarlo per bene per farlo crescere sempre più forte. Il nostro albero della Libertà è il Tiglio, la cui foglia campeggia nel simbolo del Partito Nasional Veneto. Oggi la Rivoluzione Veneta si compie in modo democratico e nonviolento mettendo una X sul simbolo della Libertà, sul simbolo del Partito Nasional Veneto.

Sì, noialtri semo i fioi de la Libartà e mi ancò a me sento on Omo Libaro.

Plant the seed in our homeland, boys.
Let it grow where all can see.
Feed it with our devotion, boys.
Call it the Liberty Tree.

CHORUS: It’s a tall old tree and a strong old tree,
And we are the Sons, yes, we are the Sons, the Sons of Liberty.

Save it from the storm, boys.
Water down its roots with tea;
And the sun will always shine
On the old Liberty Tree. CHORUS

March along with the fifer, boys.
We were born forever free.
We will pay the piper, boys,
Beneath the Liberty Tree. CHORUS

Pay the price they’re asking, boys,
Always pay the tyrant’s fee.
Never give up the struggle, boys,
Fight for the Liberty Tree. CHORUS

Stand for the rights of man, boys.
Stand against all tyranny.
Hang the of light of freedom, boys,
High on the Liberty Tree. CHORUS

It will grow as we grow, boys.
It will be as strong as we.
We must cling to our faith, boys,
Faith in the Liberty Tree. CHORUS

Domenega e luni do the right thing

Ricordati che nella cabina elettorale la tua divinità non ti può vedere (perché non esiste, mi spiace). Non ti può vedere nemmeno l’arrapato di Arcore, l’emiliano in bianco e nero, il pretino malvagio di Bologna e il delirante di Varese. Quindi, mettiti una mano sulla coscienza e metti la tua cazzo di X sul simbolo della Libertà. Fidati, dai. Mica ti consiglio male io. Varda de no star a far monade. Se semo capii! Gaventi da vegnar lì a controlar?

Un’idea esagerata di libertà

Ho conosciuto il PNV più di un anno e mezzo fa. Una sera navigando per il Word Wide Web mi sono imbattuto in questo sito e la prima cosa che ho pensato è stata: “sti qua i’è mati”. Poi ho iniziato a leggere per bene quello che c’era scritto nel sito e l’ho trovato così interessante che…praticamente ho letto tutto! Il risultato è stato che il giorno dopo ero mezzo rimbambito dal sonno (anticipazione profetica dei ritorni a casa dalle riunioni mai prima dell’una di notte?). Più leggevo e più mi rendevo conto che mi trovavo davanti a una novità bellissima. Io non stavo leggendo il sito del solito movimentucolo passatista e in salsa verde. Avevo scoperto l’esistenza di un partito indipendentista che aveva un percorso chiaro, democratico, legale e fattibile per l’indipendenza. Indipendenza che non era declinata al passato, no, qua si parlava di futuro. Una vision che parla di cittadinanza inclusiva, democrazia diretta, libertà individuali e responsabilità.

Certo, un conto è leggere quello che c’è scritto su un sito internet e un conto è conoscere chi c’è dietro quel sito. Così, estasiato da quello che avevo letto, ho partecipato ad alcune riunioni pubbliche del PNV e con somma gioia ho scoperto che le persone dietro questo progetto di libertà erano persino migliori di quello che c’era scritto nel sito. La cosa che mi ha subito favorevolmente colpito è stata la felicità con la quale esponevano le loro idee e l’assoluta mancanza di astio o di rancore. Insomma, mi trovavo davanti a delle belle persone con le quali si poteva parlare tranquillamente.

Sì, il PNV ha dietro delle teste pensanti, sì, il PNV ha un progetto chiaro, sì, il PNV è il partito indipendentista che vuole un futuro per il Veneto ma il PNV è, ora lo so, prima di tutto un partito formato da persone delle quali mi fido. Potrei usare il termine idealisti se questo termine non rischiasse di evocare qualcosa come dei babbei in buona fede che seguono una chimera. No, le persone del PNV non seguono nessuna utopia perché il percorso indipendentista è tutto fuorché utopia; la quasi triplicazione di Stati sovrani dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi è lì a dimostrarcelo. Persone giovani e meno giovani che insieme uniscono la sana spregiudicatezza con l’altrettanto sana esperienza. Le idee sono fondamentali, ma penso che si dovrebbero guardare attentamente anche gli individui che portano avanti queste idee. Io da quando ho conosciuto gli individui dietro la sigla PNV ho abbandonato ogni dubbio a riguardo e mi sono esposto in prima persona con la mia faccia e il mio nome perché ho capito che ne vale la pena.

Il 28 e 29 marzo, alle elezioni regionali del Veneto potete davvero aiutare qualcosa di bello e sano a crescere: un’idea esagerata di libertà.


Peggio del pizzo

Lasciando da parte i mastodontici problemi strutturali e parassitari che abbiamo tutti purtroppo sotto gli occhi e che fanno sì che lo stato italiano favorisca la nascita e lo sviluppo delle imprese tanto quanto l’herpes favorisce lo scambio di baci, ieri sono venuto a conoscenza di una ulteriore follia.

Qui per leggere il resto e commentare.

Meno Stato e più Individui Veneti

Prego vogliate concedere un minuto e quarantotto secondi affinché vi si possa spiegare il perché e il percome.

Qui si punta baldanzosamente a superare le dieci preferenze.

Yes I can.

L’intellettuale al servizio del popolo

Venerdì sera/notte e sabato pomeriggio ad attaccare i manifesti per la provincia veronese.

Prego notare il berretto di lana dei Cypress Hill e la spilla di Totoro