Esprimiti!

Cari lettori, avrei bisogno di un favore. Dovreste rispondere nei commenti alla seguente domanda:
Perché bisogna mantenere per forza la cosiddetta “unità d’Italia”?
Mi piacerebbe che tutti quelli chi pensano che si debba mantenere rispondessero. Lettori assidui o occasionali, commentatori frequenti o lurker, potreste tutti farmi il favore di rispondere? Datemi le vostre motivazioni razionali e irrazionali, scrivete quello che volete. Questo sondaggione mi servirà per capire un po’ meglio l’unionista e provare a ribattere; magari salta fuori qualcosa d’interessante per tutti, no?
Sarebbe utile se scriveste anche la regione dalla quale venite.
Esprimetevi!
I caldi
Gli Hot Chip. Sono tornati gli Hot Chip. Come si fa a parlar male degli Hot Chip? Non si può. Infatti non ve n’è ragione. One Life Stand è il loro nuovo album ed è una squisizia superba. Che bello che è avere quei gruppi dei quali ti puoi fidare. Prima ancora di ascoltare questo album, sapevo che non sarei stato deluso perché…sono gli Hot Chip!
Gli Hot Chip sono dei brutti (fisicamente) londinesi che fanno musica dance-elettronica-pop. In questo ultimo album sfoderano la loro proverbiale maestria e, sarà l’età o sarà l’esperienza, sfoderano anche una piena e calda vena che ci si potrebbe azzardare a definire intima.
I ritmi sono mediamente più lenti, la voce è più, appunto, calda e le atmosfere sono più confidenziali. Il tutto detto di un album che dovrebbe essere dance è decisamente strano. Ma questo è il bello dei nostri brutti Hot Chip, di questi non-telegenici e non-hypster che tanto amiamo.
Ora, io vi metto le due proverbiali canzoni, voi però non potete giudicare il tutto da due canzoni perché due canzoni danno un quadro molto limitato di questo album. Ecco, insomma, dovete procuravelo tutto.
Quello che i corridori non dicono
Sentitissimi ringraziamenti al bel culo che ieri mi ha superato all’inizio della mia corsa. Aveva un’andatura decisamente più veloce della mia ma grazie al, appunto, culo motivazionale sono riuscito a star dietro lungo tutta la sua corsa.
La forza della “mente” è qualcosa di straordinario.
Peccato che quando a me mancavano due chilometri, il bel culo abbia finito la sua corsa e io quindi abbia avuto momenti di panico essendomi reso conto della fatica fatta. Ho dato il massimo, infatti un’unghia del piede sinistro è diventata nera…
Comunque, miglior tempo personale; olè.
Programma economico PNV
Per presentarsi alle regionali 2010 il PNV deve presentare un programma per amministrare una regione italiana. È giusto dimostrarsi in grado di governare il periodo di transizione, ma, avendo l’obiettivo di fare uno Stato indipendente, abbiamo anche il dovere di spiegare cosa cambierà. Questo programma economico serve per delineare come gestire il surplus di risorse che avremo.
Il presente bilancio della Regione Veneto
Come già riportato, l’attuale pressione fiscale in Veneto è di €70 miliardi a confronto di un presunto totale di €50 miliardi in servizi pubblici che dovrebbero tornare indietro. A chi interessa, il Ministero del Tesoro riporta anche il dettaglio sia delle entrate che delle spese per il Veneto.
Ecco un sunto grafico per rendersi conto del divario fra tasse e servizi in Veneto, e delle proporzioni dei vari tipi di tasse e di spesa.

Per i contabili (ma che non vogliono andare a vedersi il link del Tesoro) ecco anche una tabella riassuntiva di questo grafico

*Altre Tasse: su immobili, lotterie, bolli auto…
**Altre Spese: difesa, energia, telecomunicazioni…
Il primo bilancio del prossimo Stato Veneto Indipendente
Teniamo per vero che al momento ci arrivino €50 miliardi di servizi pubblici (ci sono dei problemi metodologici che fanno pensare che siano tanti di meno). Ammettiamo anche che nei primi anni l’amministrazione pubblica veneta sarà altrettanto inefficiente di quella romana (e che non ci saranno subito risparmi dovuti alla riorganizzazione statale). Come minimo avremo €20 miliardi di surplus da gestire, o con meno tasse o con più servizi pubblici. €20 milardi sono il doppio dell’attuale budget della Regione Veneto, ed è probabile che il surplus del futuro Stato Veneto sarà ancora di più.
Avremo l’imbarazzo di non poter abbassare le tasse tutto d’un colpo per non creare una pressione inflazionistica nella nostra economia. Avremo anche troppe risorse per investire sul nostro sistema sanitario, sulle nostre scuole, e potremo anche permetterci finalmente di dare una pensione dignitosa ai nostri anziani.

Rispetto al grafico precedente, abbassando le entrate fiscali (meno tasse) e alzando la spesa (per gli amici libertarian: l’Italia ci lascerà in braghe di tela e dovremo pagare dottori e maestre) otterremo un bilancio dei conti pubblici.

*Altre Tasse: su immobili, lotterie, bolli auto…
**Altre Spese: difesa, energia, telecomunicazioni…
Riduzione della pressione fiscale
La pressione fiscale calerà all’incirca del 20% (dai €70 miliardi di tasse che ci prendevano gli italiani, a immediatamente €55 miliardi nei primi anni dell’indipendenza).
A. Le imposte indirette verranno ridotte del 25%. Vuol dire che l’IVA verrà abbassata dall’attuale 20% a un 15%. Di primo impatto è meglio non abbassare di più per aspettare che il mercato si adegui (e che ulteriori tagli non vengano compensati da margini più alti dei rivenditori). Dopo spetterà a ogni provincia decidere se abbassare o alzare la propria IVA secondo un vero sistema federale. Ma intanto, con uno Stato Veneto Indipendente tutti i prodotti costeranno da subito il 5% di meno.
B. I contributi sociali non verranno più prelevati direttamente dal datore di lavoro, ma verranno messi in busta paga (come fanno in Danimarca). Vuol dire che un operaio che in netto fa €1200 al mese, e che il lordo si vedeva €1900 al mese, con uno Stato Veneto Indipendente avrà in busta paga il vero lordo (ossia quanto lui vale per il datore di lavoro) di €2500. I contributi sociali verranno ridotti del 25% e, invece di pagare €600, il versamento per il nostro operaio sarà di €450. Nei primi anni verranno versati allo Stato Veneto, ma appena ci organizzeremo, ogni lavoratore potrà anche affidare i versamenti per la sua pensione a una assicurazione previdenziale privata.
C. Come imposte dirette avremo all’istante una tassa unica e fissa al 20% (in seguito è probabile che dovremo abbassarla ancora per via dell’inevitabile ciclo virtuoso dovuto a questo stimolo economico che ci regalerà ulteriori surplus). Portare le tasse sul reddito al 20% non vuol dire un tracollo delle entrate fiscali. A causa della misera distribuzione del reddito in Italia, tanti già pagano poco di più. Il nostro operaio del punto precedente al momento pagherà un 27% di tasse sul suo stipendio. L’impatto totale sarà un -15% sulle casse dello Stato.
In conclusione, il nostro operaio si troverà €2500 in busta paga e in netto, togliendo €450 di contributi e €400 di tasse (al 20%), avrà €1700. Rispetto ai €1000-1200 di adesso, è un bel 50% in più per andare a fare la spesa e pagare il 5% di meno (effetto IVA abbassata) su tutto.
Questa non è fantaeconomia. Si chiama aritemetica. Dobbiamo renderci conto di quanto ci costa rimanere in Italia, per capire perché in giro per l’Europa c’è più benessere.
Aumento servizi pubblici
Anche con tutte queste tasse di meno, ci restano €5 miliardi abbondanti di surplus che potremo impiegare con una crescita media dei servizi pubblici del 10%. È vero che ci sono tanti sprechi, ma è anche vero che l’Italia ci ha ridotti a servizi pubblici vergognosi.
A. Possiamo benissimo permetterci di aumentare immediatamente del 30% la spesa pubblica per la sanità (da €8.1 a €10.6 miliardi). Per assicurarsi che non finiscano sui soliti appalti di dubbia necessità, questo incremento deve andare per la maggior parte sul personale: più dottori e infermieri, e pagati decisamente meglio. Non ci rendiamo conto ma confronto agli Stati industrializzati i nostri dottori e infermieri vengono pagati tanto di meno. Abbiamo il dovere di assicurare una paga dignitosa per il servizio che ci prestano.
B. Abbiamo il dovere di investire pesantemente sull’istruzione. Minimo un 30% in più per scuole e università (da €3.9 a €5.1 miliardi). Venendo fuori da un sistema retrogrado, investire immediatamente €1.2 miliardi in più sulle nostre scuole è obbligatorio. Non solo per lo stipendio delle nostre maestre e professori dei licei, ma anche per incentivare la ricerca nelle nostre università, che devono servire da supporto per le nostre industrie. Al momento siamo tanto indietro in investimenti su ricerca e sviluppo, ma tanto; ultimi in Europa.
C. 30% di fondi in più per la viabilità. €400 milioni in più per strade, treni e aereoporti non sono neanche tanti. Fondamentalmente questi soldi non devono essere gestiti a livello centrale, ma devono essere amministrati direttamente dai comuni. Questo per evitare appalti di opere faraoniche, quando abbiamo necessità di manutenzione (dare una mano di bianco alle strisce pedonali, tappare i buchi sull’asfalto…) su tutto il territorio.
D. Anche con tutti questi miliardi spesi in più, ci resta abbastanza anche per comodamente alzare la pensione ai nostri anziani di un 5% (da €21.1 a €22.2 miliardi per la previdenza). Nel complesso un pensionato avrà una pensione più alta del 5% e dei prezzi di mercato più bassi del 5% (effetto IVA). Un 10% di benessere in più per passare una vecchiaia serena, e consolarsi delle perdite sui BOT italiani che si sono ostinati a tenere fino all’ultimo.
Anche tenendo conto di questa riduzione di tasse e di questo generoso aumento della spesa pubblica, il bilancio veneto resta in surplus di €159 milioni, pressapoco il 0.1% del Pil veneto.
Questo è il programma per i primi anni di gestione dei conti pubblici dello Stato Veneto Indipendente. Non è fantaeconomia, è aritmetica. Questi calcoli si basano sull’enorme divario di risorse prelevate ai veneti dallo stato italiano, e sono cifre ufficiali del Ministero del Tesoro. Il programma si limita a gestire questo surplus di risorse, senza tener conto di ulteriori risparmi dovuti ad una amministrazione veneta più efficiente. Non si prende in considerazione il ciclo virtuoso che si creerà per l’economia veneta grazie a meno burocrazia, meno tasse e più investimenti sulle nuove industrie che stimoleranno la creazione di nuovi posti di lavoro ben pagati e di qualità.
Se vogliamo, questo qui è il futuro che ci aspetta. Andiamo a prendercelo.
Lodovico Pizzati
Presidente – PNV
Whip It
Whip It è uscito nell’ottobre del 2009 ed è quella che in questi casi viene chiamata “la prima prova da regista”, in questo caso di Drew Barrymore; che è una delle mie attrici preferite.
Il film è ambientato ad Austin, in Texas, e la protagonista è la piccola canadesina di Juno, Ellen Page, che trova la sua strada entrando in una squadra di roller derby. Il roller derby è uno di quei sport spudoratamente e meravigliosamente americani nei quali vige imperante la regola dello show. In pratica, ci sono due squadre da cinque pattinatrici ciascuna che girano in tondo su una pista: quattro blockers e una jammer. Il compito della jammer, che parte in un secondo momento rispetto alle blockers, è quello di superarle (sia le sue che quelle della squadra avversaria). Le regole sono più complicate ma chissenefrega, parliamo del film.
Ellen Page è una diciassettenne irrequieta e oppressa dalla madre che la spinge a frequentare concorsi di bellezza verso i quali Bliss (Ellen Page) non prova il minimo interesse. Bliss sogna insieme all’amica Pash di scappare dalla piccola cittadina vicino Austin nella quale abita per trovare un proprio posto nel mondo. Mentre è ad Austin per compere, legge un volantino di una gara di roller derby e decide di andare a vederla. Una volta là, viene convinta a provare questo sport e da qui in poi la sua vita cambierà, alè.
Insieme a quello che si potrebbe definire un club di meravigliose tardone, trova il suo posto nel mondo e lotta per restarvici. Drew Barrymore, Kristen Wiig, Zoë Bell, Eve e altre diventano la sua squadra che, da perdente seriale, inizia a scalare la classifica fino a sfidare in finale la temibile squadra capitanata da Juliette Lewis, che in questo film fa la parte della tardona rivale di Bliss.
Sì, detta così questo film sembra di una banalità infinita. Tuttavia nel suo complesso, nonostante la trama non particolarmente originale, il film funziona. Sarà merito del cast femminile stellare, ma devo dire che questa prima prova da regista di Drew Barrymore ha passato l’esame. La fotografia è molto bella, la colonna sonora (Ramones, Cut Chemist, The Go! Team, Peaches, etc etc) è ottima e la regia mantiene sempre un livello invidiabile.
Brava Drew!
OMG gli OGM!
Non posso sapere se tutte le affermazioni che Facco fa in questo video siano vere (per esempio quella del Grana e Parmigiano con latte da mucche che si nutrono di OGM), ma il senso generale del discorso è da applauso in piedi. Basta terrorismo contro gli OGM! Basta parassitismo agricolo! Se penso che il prossimo presidente del Veneto sarà Er Pomata…
Quando corro
Sono ancora una mezza sega e non sono costante come vorrei ma, nel mio piccolo, ogni volta che finisco la mia corsa di dieci chilometri mi sento il re del parco. Il primo chilometro mi scaldo. Nel secondo prendo l’andatura standard. Il terzo, quarto e quinto sono i più difficili perché sento le forze scendere e mi sembra impossibile pensare di riuscire a finire. Nel sesto la fatica si attenua e riprendo fiducia. Nel settimo, ottavo e nono spingo in velocità e mi svuoto. Il decimo è un contare i metri che mi separano dalla fine. Una volta finiti i dieci chilometri sono pervaso da una bellissima sensazione di piacevole fatica.
Mi sono reso conto che l’unico momento veramente rilassante e nel quale la mia mente è vuota è quando corro, non leggendo o ascoltando la musica. Io quando corro penso solo al correre: a mettere un piede davanti all’altro e poi ancora. Che bello.
Democrazia con demos
Conosco virtualmente Stefano da tanti anni e, per molti aspetti, lo considero il mio “senpai“. Attraverso i suoi post ho imparato tanto e, credetemi, mi ha aiutato a crescere. Probabilmente non si rende conto della benefica influenza che ha avuto su di me (e, sono convinto, anche su tanti altri); per questo penso sia doveroso scriverlo chiaramente. Probabilmente Stefano sara anche deluso dal sottoscritto per la strada politico-cultural-filosofica che ho preso ma mi sembra giusto che il kōhai ad un certo punto percorra la propria strada anche grazie agli strumenti che ha acquisito. Inoltre, il rispetto e la stima verso il senpai non sono mai in discussione; spero che la cosa sia reciproca.
Ecco, dopo questo preambolo arriviamo al succo. Ossia, Stefano ha scritto un post molto interessante sulla democrazia e vorrei commentarlo; quindi prima si proseguire qui, andate là a leggere.
Stefano si sente schiacciato dal peso di non poter fare nulla in quanto la complessità del reale rende la democrazia uno strumento spuntato; spero di aver sintetizzato in modo esatto. Io capisco Stefano perché è esattamente la mia paura e il mio problema. Vorrei però che non cadesse nel duplice tranello dei tecnocrati e dell’”anti-multinazionalismo“, in quanto afferma:
In primo luogo, chi ha le competenze tecniche per stabilirlo e, poi, per valutare se le misure prese erano davvero quelle necessarie? Il “popolo” non corre piuttosto il rischio di esprimere il proprio giudizio sull’onda di un’emozione passeggera? In secondo luogo, molte delle decisioni che davvero contano e influenzano la vita delle singole persone vengono prese da organismi che sfuggono a ogni tipo di controllo democratico, organismi non eletti, come per esempio i consigli di amministrazione delle società multinazionali, il cui operato ha influssi molto concreti sugli individui. Come se non bastasse, queste realtà superano i confini nazionali all’interno dei quali il popolo può eleggere democraticamente i propri rappresentanti: non è questo, quindi, tutto un ambito che sfugge – persino all’interno delle democrazie – al principio stesso della democrazia? Questo sottrarsi al controllo e, soprattutto, l’impossibilità di incidere su determinate decisioni non è un affronto, un insulto, alla democrazia? O, a questo punto, poiché la realtà è tanto intricata, non varrebbe la pena affidarsi direttamente a una tecnocrazia, in cui le decisioni vengono prese da esperti?
Il fatto è che le società multinazionali non sono democratiche perché non ha senso che lo siano e non esiste il tecnocrate ma sempre il politico. Mi spiego: le multinazionali non portano avanti issues per “il bene pubblico” ma per il proprio bene, ossia per fare utili. L’individuo sul mercato sceglie se affidarsi alla multinazionale X o Y per dei servizi o per dei beni, questo è “il voto” dell’individuo nei confronti delle multinazionali. Burger King in questo periodo è in crisi nera mentre McDonald’s no: le persone “hanno votato” per il Big Mac e, se continua così, ciao ciao per sempre al Whopper. Non capisco questa paura verso le multinazionali e la voglia di socializzarne la struttura. Tutti i diritti, stringi stringi, sono diritti di proprietà. Se, per esempio, le multinazionali ledono il diritto di proprietà di persone abitanti nel Terzo Mondo, sicuramente è grave e quelle persone dovrebbero avere alle proprie spalle uno Stato di diritto che protegge la loro proprietà. Per quanto riguarda invece i tecnocrati del big government, sono la più grande bugia del millennio in quanto, da buoni ingegneri sociali, portano sempre avanti politiche dietro la cui presuntà tecnicità, si cela sempre un disegno politico; molto spesso spinto da lobby per nulla “popolari”. Questi sì che sono l’antidemocraticità dentro la democrazia.
Come se ne esce allora? Io suggerisco a Stefano di provare a cambiare prospettiva. Tanti dicono che la democrazia sia un dio che ha fallito, io non sono così radicale ma penso che la democrazia totalizzante sia un pericolo. Ossia, la dittatura della maggioranza della minoranza votante che pretende di mettere becco ovunque, anche in questioni che riguardano unicamente l’individuo, è la forma moderna, soft e occidentale dello Stato totalitario. Ci sono un’infinità di argomenti che non dovrebbero essere sottoposti all’arbitrio della democrazia. Tutti i diritti di proprietà dell’individuo (sul proprio corpo, sui propri beni, sui propri contratti con altri individui, etc etc) non dovrebbero a priori essere toccati dalla consultazione popolare perché, per esempio, tutto quello che Hitler fece in Germania fu legale, ossia essendo democraticamente eletto, ma per niente giusto!
La complessità del reale non la si risolve con un mega ingegnere sociale che dall’alto risolve tutte le questioni e qui in basso tutti i cittadini accettano di buon grado le soluzioni alcune a favore di alcuni, altre a favore di altri. La complessità la si risolve sbriciolando sul territorio il potere e lasciando agli individui la possibilità di interagire liberamente. Io non so nulla di computer ma non devo informarmi e votare per quale tipo di computer la popolazione X si deve dotare. Tra le diverse opzioni, ho scelto il computer che fa per me perché lo reputo il più affidabile e il più adatto alle mie esigenze. Non ho votato niente e non ho imposto a un altro di comprare il mio stesso computer.
La libera interazione tra persone che dietro di loro hanno la certezza dei propri diritti di proprietà crea l’ordine spontaneo. Il dirigere dall’alto crea solo caos, inefficienze e tremende ingiustizie. La democrazia è semplicemente una forma di organizzazione dell’apparato statale. Non dovrebbe essere pompata come soluzione per tutto. Democrazia e libertà non sono sinonimi. Io reputo la seconda il mio fine, la prima un mezzo che a volte può essere utile e ragionevole usare, altre volte invece causa di schiavitù dell’individuo.
C’è dell’amore in me
Finalmente è arrivato tra noi. Il 25 gennaio è uscito il nuovo album del divino Kieran Hebden in arte Four Tet. Alleluja! Allora, mettiamo subito le cose in chiaro: non posso assicurarvi che questa recensione abbia tutti i crismi dell’obiettività in quanto il recensore è palesemente innamorato da una vita del recensito.
La cosa che salta di più alle orecchie di There Is Love In You, la nuova Opera di Four Tet, è il suono decisamente basic che il Maestro ha deciso di dare al tutto. Che sia stata la sbronza di improvvisazionismo insieme al socio batterista jazz Steve Reid che ha fatto venir voglia di struttura? Un album molto lineare e con pochi blip, glitch, sbriz e friz. Un album sanamente techno, di un’elettronica che va dritta al cuore e allo spirito.
Pattern solidi e meravigliosi in tutte le canzoni per far ballare le persone: una cosa che sembra semplice ma che in realtà richiede una bravura non indifferente. Questo There Is Love In You è un lavoro che rappresenta uno standard di quello che dovrebbe essere un album di musica elettronica. Four Tet non mi ha deluso; d’altronde, potrebbe mai?
Non permettere il discrimine è sinonimo di non libertà
BOLZANO (9 gennaio) – Non è stato permesso loro di entrare in discoteca «perché italiane». Lo hanno denunciato un gruppo di ragazze tra i 16 e 18 anni che, con una e-mail inviata al giornale Alto Adige, affermano di essere state discriminate per motivi etnici. Il titolare della discoteca, che sorge ad Appiano vicino vicino a Bolzano, ha però respinto le accuse.
«Per entrare hanno scritto le ragazze – abbiamo dovuto rispondere in tedesco ad alcune domande cercando di ingannare gli addetti alla sicurezza. E questa non è la prima volta che capita. A noi dispiace molto, perché si tratta di una delle poche discoteche dove troviamo giovani della nostra età, dai 16 ai 18 anni». Per il titolare del locale, invece, «la discoteca ha soltanto 800 posti ed é inevitabile che qualcuno non riesca ad entrare. Ma certo non abbiamo deciso sulla base della lingua parlata dalle ragazze».
Confermano all’Ansa questa versione, davanti ad una scuola, anche alcuni ragazzi che spesso al sabato frequentano il locale: «La discoteca – dicono – è una dello poche che vi sono nell’area di Bolzano e spesso c’è il pienone. Ma tra i presenti i ragazzi di lingua italiana, talvolta sono quasi la maggioranza». (qui)
BOLZANO (28 gennaio) – La titolare di alcune discoteche altoatesine – tra cui il locale finito di recente sotto i riflettori dopo che alcune ragazze avevano denunciato di non essere state fatte entrare «perché italiane» – è stata picchiata la notte scorsa da sconosciuti.
Il fatto è accaduto ad Appiano, nei pressi di Bolzano. La donna, Maria Neiderwofsgruber, di 58 anni, è stata aggredita da due sconosciuti che l’hanno picchiata sulla soglia di casa, dopo essersi fatti aprire la porta dicendo che dovevano consegnare un plico. La donna è stata ricoverata all’ospedale di Bolzano. Le sue condizioni non appaiono gravi. Sull’episodio stanno indagando i carabinieri. (qui)
Il Sud Tirolo è quella regione che per schifosissima ipocrisia italica viene chiamata “Alto Adige”. Quella regione che è stata presa dal Regno sabaudo d’Italia (come sempre, perdente sul campo ma con alleati vincitori) come bottino di guerra nel 1920, alla fine della Prima Guerra Mondiale, all’Austria per avere dei confini più facilmente difendibili. Il quale Sud Tirolo ha subito uno schifosissimo processo di italianizzazione forzata, a partire dall’infame e (pre) fascistissimo programma di Tolomei. In Sud Tirolo c’è da sempre una situazione tesa e non è un caso che ci siano fior fiori di fascistoni di lingua italiana in quelle terre, d’altronde è l’equivalente del fascistume di Littoria/Latina.
Non voglio tuttavia parlare di questo ma delle notizie sopra riportate. Mettiamo pure che sia vero il fatto che si è attuato una discriminazione all’entrata della discoteca, anche se sembra non sia vero. Io sinceramente non vedo dove sia lo scandalo. Quello che le leggi contro questo tipo di discrimine vorrebbero è un mondo fatato nel quale tutti vanno d’accordo con tutti e tutti sono uguali. Un mondo dove non esistono differenze e individualità e nel quale si è costretti a sorridere anche a chi ci sta sommamente sulle palle.
La libertà di discriminare negli hotel, nei bar, nei ristoranti etc etc è la naturale continuazione della libertà che tutti noi esercitiamo di lasciare fuori dalla porta le persone che non vogliamo, per le più diverse ragioni, far entrare in casa; siano essi testimoni di Geova, preti, vicini antipatici, amici noiosi, etc etc. Si tratta di uno spazio privato nel quale il proprietario fa affari vendendo servizi e/o beni e sinceramente non vedo perché debba essere costretto a far entrare e commerciare con chi non vuole. Lo scambio di beni e servizi se non è volontario da ambedue le parti, diventa sopraffazione e violenza. Libero io di non andare in un locale, libero il gestore di non farmi entrare in un locale; mi sembra solo buon senso. Ovviamente certi discrimini possono apparire odiosi e repellenti ai nostri occhi. Io non andrei mai a mangiare la pizza in una pizzeria che espone in entrata un cartello del tipo “vietato entrare agli ebrei, ai neri, agli omosessuali e ai cinesi”. Ovviamente riterrei i proprietari di quella pizzeria un chiaro esempio di mentecatti e gli avventori di quella pizzeria gente o razzista o superficiale. Sì, però non vedo perché i proprietari di quella pizzeria non dovrebbero esporre quel cartello. Forse è possibile obbligare per legge a essere intelligenti? Non si può eliminare per legge l’idiozia. Ora, ai miei amici progressisti che magari stanno storcendo il naso chiedo, non siete d’accordo con il discrimine effettuato dai ragazzi della notizia qui sotto? Non pensate che abbiano tutto il diritto di non volere coinquilini di un certo tipo?
PADOVA (22 gennaio) – «Si affitta a chiunque tranne che ai leghisti». Dopo meridionali e immigrati stranieri, ora anche il popolo del Carroccio si trova a fare i conti con le “discriminazioni immobiliari”. [...]
Da qualche giorno infatti sul muro della sede del Consiglio di quartiere 1 (tra piazza Capitaniato e il volto dell’Orologio), a pochi metri dalle aule della facoltà di Lettere e filosofia, si può leggere un annuncio che recita così: “Affittasi subito stanza singola in appartamento misto vicino al centro (via Vergerio). Internet, telefono, tv, lavatrice, lavastoviglie, parchetto sotto casa, cucina abitabile, lungo balcone, 4 stanze singole, 2 bagni, posto bici. Contratto singolo per studenti, benissimo anche Erasmus. Euro 282 tutto compreso”. Firmato Chiara, Mattia, Alice, con i rispettivi numeri di cellulare a fianco. Fin qui tutto regolare, uguale a migliaia di altri “foglietti” che tappezzano un po’ tutto il centro storico. Tutto regolare se l’annuncio non si chiudesse con un perentorio “No Lega” seguito da tre punti esclamativi. Il che vuol dire: si affitta a chiunque tranne che a studenti simpattizzanti del Carroccio.
Incuriositi dall’annuncio, abbiamo chiamato uno dei numeri scritti sull’annuncio, ottenendo un appuntamento. «Ma perchè “no Lega”?» – chiediamo alla studentessa dall’altra parte dell’apparecchio. «Diciamo che è un po’ una provocazione – risponde la ragazza -, ma nel nostro appartamento abitano due ragazzi pugliesi, quindi, puoi ben capire…». (qui)






